La lettera di Rino Formica, che scrive al compagno P. Ciucchi di essere contro la scelta di Napolitano di sostenere queste riforme, rispecchia anche una critica ai miglioristi.

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Al compagno Pieraldo Ciucchi

E-mail

Caro Pieraldo,

Napolitano ha fretta di far coincidere la riforma costituzionale con la sua esperienza politica.

È spiegabile umanamente, inspiegabile per un Padre della Patria di tutti.

Ma questo è un altro discorso, un po’ penoso e molto amaro.

A Napolitano nella fretta è sfuggito un pensiero fuori controllo. Ha detto che ora bisogna pensare alle giuste critiche alla legge elettorale e agli equilibri di potere.

Ma legge elettorale ed equilibri dei poteri non sono il cuore ed il cervello delle democrazie parlamentari?

Capirlo è un prima e non un dopo.

Equilibrio dei poteri vuol dire:

  • a) Rapporti Parlamento – Governo.
  • b) Rapporto democrazia diretta e democrazia della rappresentanza.
  • c) Autonomia della Magistratura e definizione del confine tra potere politico e giustizia.
  • d) Forza delle garanzie e dei controlli.

La nuova Costituzione evita questi cruciali passaggi politici.

Gli “utopisti” della Prima Repubblica (e tra questi Craxi con la grande Riforma) fallirono perché non trovarono soluzioni condivise sui nuovi equilibri di potere che il cambiamento avrebbe richiesto.

La prova di questa debolezza è data dal fatto che ancora oggi è in vigore alla Camera il Regolamento consociativo Ingrao-Andreotti del luglio 1971.

Il discorso è lungo e richiede altre disponibilità alla discussione.

I nuclei dell ‘ autoritarismo di destra e di sinistra quando si svuotano cercano una resurrezione congiunta. Il voto Verdini -Napolitano non è segno di una affinità elettiva, ma può indicare un rigurgito inconscio di antiche pulsioni.

Affettuosita’

Rino Formica

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Dunque Rino Formica ha criticato il suo vecchio amico Emanuele Macaluso perchè troppo comprensivo nei confronti di Giorgio Napolitano e del suo appoggio incondizionato alle riforme  costituzionali di Renzi e di cui i presidente emerito della Repubblica è stato sponsor e sostenitore.

Le posizioni di Formica sono da tempo note, quindi nessuna meraviglia per la sua critica radicale al PD. Però leggo, da qualche parte, che una persona (un compagno, una compagna) di matrice PCI si lamenta del fatto che sia stato Formica e non un ex Pci a muovere la critica. Posso capire la delusione di questa persona , è perfettamente comprensibile, ma dietro Renzi, da tempo c’è il vecchio gruppo dirigente dell’ex PCI  Finocchiaro, Fassino, La Torre, Orfini e tanti altri, compreso la sinistra PD che è consustanziale al premier. Avrebbe dovuto fare il callo.

Certo c’è anche qualcuno che si dichiara socialista e sostiene “il bulletto fiorentino”. Un altro fiorentino che però, probabilmente, è solo una macchiettina sulla camicia di Renzi, di ben altra consistenza è invece l’appoggio degli ex PCI.

Probabilmente il post-comunismo (ovvero l’uscita non-ideologica dei comunisti italiani dal comunismo ndr.), è stato il più grosso problema della sinistra e della sua crisi radicale (insieme alla disfatta politico-giudiziaria dei socialisti italiani ndr). Potrei dire: ce ne fossero altri come Formica, ma non è una soluzione.

Dobbiamo renderci conto che un recupero di quello che c’è di vivo ed attuale della cultura socialista (un’altra parte è passato e non serve) è indispensabile al fine di porre le premesse ricostruttive di una sinistra che faccia il suo dovere (o cerchi di farlo) …..e subito, prima che sia troppo tardi.

GIUSEPPE GIUDICE

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