Legge di Stabilità. Analizzo, in questo scritto i provvedimenti fiscali del governo Renzi esaminandoli nella loro portata e conseguenze. Prenderò in considerazione i seguenti punti:

  1. Eliminazione Imu e Tasi su prime case
  2. Ammortamento degli investimenti delle imprese al 140% e Riduzione aliquote IRES per le imprese
  3. Provvedimenti anti evasione.

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1. Eliminazione IMU e TASI su prime case.

Per amor di precisione si dovrebbe dire “abitazione principale” e non “prima casa”. Per correttezza occorre precisare che l’IMU sull’abitazione principale è già operante, già non si paga da tempo. Tuttavia dall’esenzione erano escluse le categorie catastali A8- Ville e la categoria A9- Castelli. L’ulteriore esenzione riguarda quindi solo i possessori di ville e di castelli.

L’eliminazione della TASI significa che le abitazioni principali (ville e castelli inclusi) non pagheranno i servizi comunali indivisibili ovvero manutenzione strade, illuminazione pubblica, vigili urbani e spese amministrative dei comuni. Nulla viene detto sulla prevista (o non più prevista) “local tax” che potrebbe essere, cinicamente, un altro nome di Imu e Tasi. Fatto sta che le diminuzione delle tasse non derivanti da risparmi effettivi lasciano scoperte spese (in questo caso quelle dei comuni) che in qualche modo devono essere coperte. Non avendo notizie sulla copertura non si può calcolare chi in questa riclassificazione ci risparmia qualcosa e chi ci paga qualcosa in più.

Ma il vero tema è se per il Paese è più utile detassare il lavoro o detassare le case.

Non c’è economista che non abbia dubbi circa la maggior utilità della detassazione del lavoro. Non solo l’Europa ce lo chiede, ma la logica economica lo sostiene. Solo il ministro Padoan difendendo la detassazione della casa ha fatto una ingenua ed esplicativa spiegazione: la detassazione va a favore dell’80% dei cittadini italiani (che sono anche elettori).

Ma veniamo alle ragioni economiche. Detassare i fattori della produzione rende meno costosi, e quindi più competitivi i prodotti; ciò comporta maggior competitività, maggior produzione, maggiori esportazioni, maggior occupazione, maggiori consumi. Un esempio per tutti; aver tassato un fattore della produzione come l’energia elettrica ha portato alla chiusura delle fabbriche di alluminio in Sardegna. Come si fa a non capire che tassare i fattori della produzione è un errore madornale.

Detassare la casa serve ad aumentare i consumi senza aver giovato alla produttività aiutando forse (sempreché la domanda non si rivolga a prodotti importati magari dalla Cina) a utilizzare un po’ meglio gli impianti.

Detassare la casa ha il grandissimo pregio del fattore 80; come gli 80 euro l’eliminazione di IMU e TASI è ricerca spicciola di voti.

 

2. Ammortamento degli investimenti delle imprese al 140% e Riduzione aliquote IRES per le imprese

Accomuno questi due punti perché tutti e due i provvedimenti si concretizzano in un minor carico fiscale sulle imprese. Il fine è decisamente condivisibile e da me condiviso. Ma alcune cose vanno approfondite. Diminuire le imposte sulle imprese vuol dire maggiori utili per gli azionisti. Se tali utili vengono distribuiti l’impresa ha meno fondi per investire, gli azionisti hanno più fondi per investire, consumare, speculare (tenendo presente che la propensione al consumo agli azionisti è più bassa di quella del resto della popolazione).

Diminuire le imposte sulle imprese significa sperare che gli azionisti reinvestano i loro dividendi in nuove attività produttive, in innovazione, in nuovi posti di lavoro. Ma è una speranza, anzi come direbbe il nostro presidente “non hanno più alibi” per aumentare la capacità produttiva del paese. Ma sempre una speranza resta, resta anche il timore che nell’estasi del capitalismo finanziario si investa in derivati o titoli che possono andare a formare una bolla.

Altro modo di diminuire le imposte, un modo più meritocratico, addirittura più socialista (almeno allo stato di cose esistenti) è quello di non fondarsi sulla speranza ma rendere la riduzione delle imposte un automatismo di comportamenti meritevoli (o meritocratici) degli azionisti. Cioè si può dire (come diceva la dual income tax di Visco e come dice l’ACE di Monti) ti riduco le imposte se il tuo utile, invece di distribuirlo, lo reinvesti in azienda; arricchendone la patrimonialità e rendendo disponibili fondi per investimenti produttivi. Lo strumento esiste già e si chia ACE (aiuto alla crescita economica) che oggi permette di detrarre dall’IRES il 4% dell’incremento del netto patrimoniale rispetto alla consistenza che aveva al 31/12/2010. Quindi, senza inventarsi nulla di nuovo, si poteva benissimo avere un comportamento favorevole alle imprese ma anche al paese, aumentando l’aliquota del 4% al 10% ovvero a quell’aliquota che creasse lo stesso risparmio di imposte previsto dalla riduzione delle aliquote IRES o del 140% degli ammortamenti.

Su quest’ultimo punto restiamo in attesa di vedere il provvedimento. Un simile provvedimento preso da Tremonti si tradusse in investimento di massa in… auto aziendali! Ma ciò che va segnalato è che regalare imposte sui maggiori investimenti non fa distinzione tra investimenti auto finanziati e investimenti finanziati ricorrendo al credito bancario. Insomma il sistema ACE premia l’autofinanziamento, il sistema che si prospetta incita le imprese, nella più gran parte sottocapitalizzate e banco dipendenti a dipendere ancor di più dal credito bancario.

 

3. Provvedimenti anti evasione

Molto velocemente elenco alcuni fatti che non sono nella legge di stabilità:

  • Il limite di livello che determina il reato di evasione è stato portato da 50.000 € a 150.000 € per ciascun esercizio e per ciascuna imposta.
  • Si prevede il ravvedimento anche dopo l’accesso dell’ispezione dell’agenzia delle entrate; uno ci prova, se viene beccato fa il ravvedimento se non viene beccato ha evaso impunemente;
  • Nell’ultimo esercizio sono dimezzate le ispezioni fiscali;
  • Pare che il limite di utilizzo del contante venga portato da 1.000 a 3.000 €; un invito al nero.

 

RENATO COSTANZO GATTI

 

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