Sarà stato il “generale estate” con i suoi colpi di calore. Sarà stata l’assenza per ferie. Sarà stata la tragicomica “spedizione punitiva” messa in campo da Nencini e i suoi sodali nei confronti del nostro Franco. Sarà stata una polemica tutta dedicata al Psi; e svolta, a partire dai sullodati sodali, in toni tra l’apocalittico e il cazzeggio, sino a sfociare in una rissa senza costrutto. Sarà stato tutto questo e altro. Ma sta di fatto, in conclusione, che abbiamo dedicato tempo ed energie a “parlar d’altro”; mentre avremmo dovuto dedicare le nostre energie a discutere, tra di noi, di Risorgimento socialista.

assem

Giovanni Rebechi ha fatto benissimo, allora, a ricondurci al tema. E ha detto, sulla questione, cose del tutto condivisibili.

Mi limito, dunque, ad alcune considerazioni di carattere generale. Aspettando il contributo che daranno i nostri compagni.

La prima riguarda la natura del nostro dibattito. Che non è accademica ma politica. E che implica, da parte nostra, una scelta da fare in tempi estremamente brevi.

Non siamo in una situazione normale. Siamo, almeno per quanto riguarda la sinistra, in una situazione di vera e propria emergenza politica. I cui nodi verranno sciolti nel corso delle prossime settimane. Sapremo, nelle prossime settimane se c’è una linea del Piave. E se questa è in grado di reggere. La sinistra interna al Pd sta giocando tutte le sue carte sul voto dell’art.2 (elettività del senato). Mentre, su scala più ridotta, quella interna al Psi sta tentando di diventare alternativa a Nencini, in vista del prossimo Congresso. Se la linea del Piave, se cioè Renzi e Nencini saranno respinti, potremmo avere tutto il tempo di ricostruire forma, strutture e cultura di un socialismo rinnovato, all’interno del nostro piccolo perimetro.

Ma se invece, come tutto lascia pensare, questa linea sarà travolta (o, nel caso del Psi, non avrà la necessaria consistenza), allora l’onda di piena ci investirà direttamente e saremo, come altri, in prima linea per salvare il salvabile.

In chiaro, se l’avrà vinta in questo passaggio decisivo, Renzi cancellerà la sinistra dal suo orizzonte per dedicarsi, con chi l’appoggia, a costruire il partito della nazione, senza limiti a destra e senza ostacoli a sinistra. Mentre il suo Cliente si riterrà libero di fare qualsiasi cosa in una struttura diventata oramai completamente inerte.

In questa condizione, o si ricostruisce, qui ed ora, in un campo aperto ma anche in un campo di rovine, una sinistra totalmente diversa da quella che abbiamo conosciuto negli ultimi vent’anni – e in un orizzonte temporale che è quello delle prossime amministrative – oppure la sinistra stessa scomparirà dalla scena politica italiana. Libero il suo popolo di optare (come sarebbe auspicabile) per un M5S – che rimane comunque “altro da noi”, oppure di incanaglirsi appresso a Salvini.

E quindi alla domanda: “su che cosa si misura il successo della nostra iniziativa?”, la risposta è oggettivamente una sola. Ed è: “non si misura all’interno del nostro piccolo campo, nei rapporti con la galassia socialista oppure nella concorrenza con il Psi; ma nella nostra capacità di agire all’esterno, disseminando la nostra cultura e la nostra visione della sinistra in nuovi e inesplorati campi e dando un contributo alla costruzione di un nuovo e grande soggetto politico, di cui intendiamo essere componente essenziale”.

Oggi la sinistra di opposizione soffre di tre diversi mali: un verticismo senza leadership; l’incapacità di prospettare, in modo convincente, un disegno politico e programmatico, alternativo al renzismo; e, infine, la totale incapacità di fare battaglie politiche veramente comuni.

Siamo allora, anche con le nostre limitate forze, in grado di dare un contributo per superare questi ritardi? Ognuno di noi deve porsi questa domanda. Personalmente me la sono posta più volte: e rispondo di sì magari con l’ottimismo della volontà…

Fare partire dalla base il processo. Ricostruire una cultura alternativa, anche ristabilendo i necessari collegamenti internazionali. Partecipare a tutte le battaglie, e ad ogni livello, atte a contrastare il progetto renziano: anche nella prospettiva, assolutamente essenziale, delle prossime amministrative.

Possiamo fare qualcosa. Dobbiamo. E da questo obbiettivo dobbiamo partire per definire il nostro modo di operare. Quello di una struttura che pone al centro il territorio. Quello di una organizzazione che  adegui gli incarichi alle specifiche funzioni da svolgere. Quella in ciascuno dei compagni deve considerarsi non consumatore di parole ma protagonista di iniziative politiche.

Che dite? Ve la sentite?

Ciao a tutti

ALBERTO BENZONI

 

  1. Vincenzo De Munno says:

    Il compagno Alberto Benzoni mi trova pienamente d’accordo. Vorrei dire anche una cosa molto importante, chi gli ha dato il consenso a Renzi di iscrivere il PD al Partito Socialista Europeo senza chiedere alla base.
    Si proceda Uniti ed Avanti per salvare l’unico baluardo di sinistra
    Vincenzo De Munno

  2. Sì, abbiamo una responsabilità quella di impegnarci contro tutti coloro che vogliono distruggere la DEMOCRAZIA. Ci sarà, però, qualcuno responsabile di questo sfascio? Per me sono i pseudo-comunisti così tanto bene enunciati da P.P.Pasolini nel 1968 nel suo scritto “Il Pci ai giovani”. Questo è uno dei motivi che mi fanno ritenere che i Socialisti in questo paese hanno molto da dire. Un altro motivo sono le ultime elezioni in Grecia dove Tsipras ha dimostrato di essere un Socialista europeista e vedrete che cercherà di riavvicinare i compagni momentaneamente assenti. Questo è quello che dovremo fare noi: cercare un compromesso all’interno del PSI con Nencini e co. solo se ci cacceranno via alla luce del sole e no uno per volta dovremo screditarli di fronte all’opinione pubblica altrimenti il nostro partito è il PSI e il Risorgimento Socialista spero diventi una corrente organizzata che dialoga con tutti.

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