La questione avrebbe dovuto essere affrontata sino in fondo già nel 2008; o, comunque, negli anni immediatamente successivi. Non l’abbiamo fatto. E ne portiamo, tutti la responsabilità.

 questione socialista

O, più esattamente, su di noi. O, ancora più esattamente su quelli che decisero poco più di vent’anni fa, di ridare vita ad un partito (variamente nominato ma sempre socialista) all’interno del centro-sinistra. Non c’erano i grandi Personaggi. Non c’era l’elettorato. Ma nella, diciamo così, terra di mezzo c’era quanto bastava per ripartire. Convinti, come eravamo, che, passata la bufera di Tangentopoli e i relativi ostracismi, avremmo potuto riprendere il nostro cammino.

Il terremoto avvenne circa quindici anni dopo. Seguito dalla terribile scossa di assestamento del 2012-2013. Nel primo caso scoprimmo che la questione socialista (noi dicevamo “orgoglio socialista”; facemmo campagna praticamente solo su quello; un caso di “autoreferenzialità delirante (che è tuttora oggetto di studio in tutto il mondo). Nel secondo scoprimmo, con la mancata presentazione della lista, che la rinuncia alla nostra identità non era, come avevamo pensato sino ad allora, una necessità dettata dalle circostanze, bensì una opzione permanente dei nostri massimi dirigenti.

Ma torniamo alle madre di tutte le nostre sconfitte: il 2008. Allora la cosa non passò inosservata. Macaluso, amico nostro e anche del socialismo (vedi titolo della sua rivista…) fu il primo a presentare la sentenza. “Un partito che si chiama socialista non può prendere l’1%”.

E qui, giratela come vi pare, i casi erano due. O l’1% era una questione di domanda: riflettendo, nello specifico, il fatto che del socialismo non importava più nulla a nessuno. O era, invece, una questione di offerta: riflettendo, nello specifico, il fatto che lo Sdi/Psi non aveva alcuna identità socialista (per non dire che, nel giro di quindici anni, era riuscito nell’impresa di non averne nessuna); e questo perchè i suoi gruppi dirigenti erano tacitamente convinti dell’impossibilità di riproporla.

La questione avrebbe dovuto essere affrontata sino in fondo già nel 2008; o, comunque, negli anni immediatamente successivi. Non l’abbiamo fatto. E ne portiamo, tutti la responsabilità. Ci siamo, allora, sbattuti contro e all’indomani di due vere e proprie catastrofi: la mancata presentazione della lista e la nascita del governo Renzi con il pieno concorso del Psi.

E’ in queste terribili circostanze che affrontiamo, molto sinteticamente, il nostro dilemma.

Chi pensa che non ci sia alcun bisogno di un partito socialista può farlo per due ragioni.

Può ritenere che non ci sia alcuna domanda di socialismo: e, allora, deve associare il partito (sino a scioglierlo di fatto) in un più vasto “insieme riformista”.

Oppure può ritenere che la domanda di socialismo, nelle sue dimensioni pratiche, sia pienamente assorbita dal Pd. E, allora, entrare, possibilmente in modo collettivo, nel medesimo.

Personalmente sono visceralmente contrario all’una e all’altra opzione. Ma la mia opinione vale quello che vale. Quello che vale, cari compagni, sono i fatti. E i fatti ci dicono che queste due opzioni sono state ampiamente praticate nel corso di tutti questi anni. E con esiti rovinosi.

Ci siamo “accarrozzati” con tutti. Dai banchieri (anche loro fiorentini…) a Sel. Senza risultati. E, a sentire il nostro viceministro, dovremmo chiudere il giro assieme ad Alfano e magari Verdini? Non ho parole…

In quanto al Pdi, esclusa l’entrata del partito (in un negozio in cui manca tutto, tenere in piedi l’insegna diventa esigenza vitale) l’opzione diventa tutta individuale. C’è chi, nel passato, vedi Ruffolo o Averardi, ha tentato di mettere su una parvenza di area socialista: sono finiti nel triangolo della Bermude. Mentre hanno potuto fare fortuna quelli che si sono affidati alle loro risorse individuali. Buona fortuna ma a noi che ce ne viene?

A questo punto, veniamo a noi. E cioè, lo ripeto ancora, a quanti ritengono che il nostro irresistibile declino di tutti questi anni non sia legato al nome che portiamo ma alla totale incapacità dei nostri gruppi dirigenti di rappresentarlo.

E qui si aprono due strade del tutto nuove. O meglio, all’inizio, una. Che non siamo stati, però, capaci di intraprendere.

Parlo, naturalmente, del “cambiare radicalmente il Psi attraverso la sconfitta del suo attuale gruppo dirigente”. Si forma un “Comitato di liberazione socialista”. Si va tutti insieme a un Congresso; in nome di un totale mutamento di prospettiva; apertura all’esterno, a tutti quelli interessati all’idea socialista; ci si colloca all’opposizione di Renzi e del renzismo.

Un’autostrada davanti a noi. Ma in due anni e mezzo non abbiamo nemmeno provato ad entrarci. Il prossimo congresso è l’ultima occasione per farlo. Sperare che ciò avvenga è giusto; ma sperare, ahimè, non vuol dire credere.

E’ in questo vuoto, è per colpa di questo vuoto, che la strada di un nuovo soggetto politico, diventa una scelta obbligata. Dopo tutto, credere nella presenza di una potenziale area socialista vuol dire cercarla dove è: e cioè fuori dal Psi. Dopo tutto, come socialisti, abbiamo il dovere, politico e morale di partecipare ad una battaglia, quella per la difesa dei valori e dei principi della sinistra e della democrazia, che si combatte oggi e non domani o dopodomani.

E sotto le nostre bandiere; e non alla corte di qualcuno o in qualche legione straniera.

Riusciremo? Riuscirete? Occorre comunque tentare. Ricordando, tra parentesi, che i nostri destini sono legati. Risorgimento socialista ha tutto da guadagnare se, all’interno del Psi, si afferma una linea alternativa all’attuale.  E, se permettete, anche l’opposizione interna del Psi ha tutto da guadagnare dall’affermazione di un forte e credibile soggetto politico di sinistra socialista.

Io almeno la vedo così. E voi?

ALBERTO BENZONI

  1. Francesco Lovo says:

    Io concordo col tuo pensiero, però nell’assemblea di RS dovremo comunicare a tutti i compagni l’indirizzo di diventare forza dirompente all’interno del Psi per sconfiggere la linea Nencini e prendere la maggioranza, ma deve essere con noi in modo deciso anche Iniziativa socialista (Sollazzo, Biscardini, ecc) . E al prossimo congresso, se Nencini lo convocherà , dovremo essere preparati e tutti convinti su questa linea, in modo determinato e convinto perchè sarà una dura battaglia e l’ultima occasione.

  2. Luca Fantò says:

    Alcune mie riflessioni su quanto sta accadendo nel partito ed intorno al partito.
    Per ciò che riguarda la situazione interna al Partito sono preoccupato, deluso, un po’ arrabbiato ma soprattutto convinto del fatto che debba essere sollecitata la dialettica interna.
    Preoccupato perchè le divisioni interne minano quel poco che ancora c’è. Arrabbiato poichè ho l’impressione che all’interno del PSI prevalgano personalismi legati, oltre che agli interessi personali, alla presunzione di ognuno di essere l’unico depositario della verità.
    Questo, non deve disarmarci.
    Sono convinto che la discussione debba svolgersi in maniera costruttiva e sempre all’interno del Partito. Il PSI vicentino in questo senso, nel suo piccolo, sta cercando di dare spazio a tutti. Da venerdì a lunedì a Fornaci rosse, a Vicenza, il PSI sarà presente col suo gazebo, le sue bandiere!
    Faremo vedere che ci siamo e siamo vitali.
    Ai convegni dell’iniziativa organizzata da renziani e fassiniani, sono stati invitati Nencini , Pastorelli e Bartolomei . Nessuna preclusione quindi.
    Lo sforzo che tutti dovremmo fare è duplice: impegno politico e di partecipazione; apertura al dialogo con ogni posizione interna al PSI.
    Per ciò che riguarda la posizione di Bartolomei (che sembra andare verso Fassina) e Di Lello (che vuole entrare nel PD) sono entrambe rispettabili: ma non le condivido. Si indebolisce un partito, il PSI, il cui solo nome fa tremare spaventa i vari D’Alema e Renzi. Noi rappresentiamo un baluardo ideale ed ideologico, che alla sinistra del PD ed al PD renziano, per ragioni diversi, provoca ribrezzo. Ebbene io quel ribrezzo vorrei li travolgesse e per questo non cederò alle sirene che cantano alla nostra destra ed alla nostra sinistra. Io sono nato socialista e morirò iscritto ad un partito che ha nel suo nome il termine “socialista”.
    Vi aspetto a Fornaci Rosse il 28, 29, 30, 31 agosto, poichè lì nei prossimi giorni sarà la nostra trincea.
    Fraterni saluti
    Luca Fantò
    Segretario PSI provincia di Vicenza
    cell.3485529660

  3. Alessandro Silvestri says:

    Come spesso accade sono i compagni del nostro “Buena vista social club” a porre le questioni essenziali.
    Come vado segnalando da anni (ma Alberto Benzoni è da poco su fb) occorre innanzitutto una sincera e radicale rifondazione dell’attuale Psi o in alternativa, la costituzione di un partito nuovo che abbia a cuore le istanze socialiste.
    Debbo dire che se pur evenienza alquanto utopica, credo più nella seconda possibilità, sperando al contempo che sia sempre realizzabile anche la prima.
    Affinchè cio’ avvenga, occorrono pero’ dei prerequisiti di natura anche formale.
    Ovvero: 1) Nuovo processo costituente con organismi azzerati;
    2) possibilità (ma direi necessità irrimandabile) di iscriversi ai congressi;
    3) Ritorno all’elezione degli organismi attraverso il voto segreto;
    4) Con liste in parte presentate dalle varie associazioni, e in parte aperte a coloro che vogliano candidarsi in sede congressuale.
    5) Una testa un voto, via per sempre i meccanismi inquinanti delle deleghe

  4. luca fantò says:

    Cari compagni,alcune mie riflessioni.
    Preoccupazione, delusione, un po’ di rabbia ma soprattutto convinzione del fatto che debba essere sollecitata la dialettica interna.
    Sono preoccupato perchè le divisioni interne minano quel poco che ancora c’è. Sono arrabbiato poichè ho l’impressione che all’interno del PSI prevalgano personalismi legati, oltre che agli interessi personali, alla presunzione di ognuno di essere l’unico depositario della verità.
    Questo, cari compagni, non mi disarma, non mi fa arrendere.
    Sono convinto che la discussione debba svolgersi in maniera costruttiva e sempre all’interno del Partito. Il PSI vicentino in questo senso, nel suo piccolo, sta cercando di dare spazio a tutti. Da venerdì a lunedì a “Fornaci rosse”, a Vicenza, il PSI sarà presente col suo gazebo, le sue bandiere!
    Faremo vedere che ci siamo e siamo vitali.
    Ai convegni dell’iniziativa organizzata da renziani e fassiniani, sono stati invitati Nencini , Pastorelli e Bartolomei.
    Lo sforzo che tutti dovremmo fare è duplice: impegno politico e di partecipazione; apertura al dialogo con ogni posizione interna al PSI.
    Per ciò che riguarda le posizioni di Bartolomei (che apprezzo per coraggio e costanza e che volente o nolente sembra andare in direzione diversa dal PSI) e Di Lello (che sembra voglia farci entrare nel PD) sono entrambe rispettabili: ma non le condivido. Si indebolisce un partito, il PSI, il cui solo nome fa tremare i polsi e spaventa i vari D’Alema e Renzi. Noi rappresentiamo un baluardo ideale ed ideologico, che alla sinistra del PD ed al PD renziano, per ragioni diverse, provoca ribrezzo. Ebbene io quel ribrezzo vorrei li travolgesse e per questo non cederò alle sirene che cantano alla nostra destra ed alla nostra sinistra. Io sono nato socialista e morirò iscritto ad un partito che ha nel suo nome il termine “socialista”.
    Vi aspetto a Fornaci Rosse il 28, 29, 30, 31 agosto, poichè lì nei prossimi giorni sarà la nostra trincea.
    Fraterni saluti
    Luca Fantò
    Segretario PSI provincia di Vicenza
    cell.3485529660

  5. Gabriele Martinelli says:

    Carie Compagne e cari compagni Socialisti ,il pericolo grandissimo è che si disperdano tantissime forze di opposizione interna all’attuale Gruppo dirigente che ha gestito da sette anni il PSI , portandolo in queste raccapriccianti situazioni. Non partecipando alla lotta serrata ma civile all’interno del Partito ( ad esempio prossimo Congresso nazionale ) si fa un grandissimo regalo alla linea politica,programmatica ed organizzativa di Riccardo Nencini . NON VE LO DIMENTICATE MAI !!!!!!!!!!!! PER FAVORE ! Fraternamente. Gabriele Martinelli Socialista di Lucca.

  6. gabriele says:

    Compagni e compagne,il partito socialista, sin dalla sua nascita ha avuto forti dissapori al suo interno, e varie scissioni per lo più sfociate a parte quella di Saragat, nell’indebolimento di tutta l’area socialista, e quindi nella politica di riforme, che era la vera fatta di riforme, non le attuali di un governo che non governa che parla, e non risolve il problema degli Italiani, che no arrivano al 12 del mese. Il nostro attuale Partito cosi come viene gestito, a livello verticistico, non va.Essere sempre ad elemosinare posti nelle liste del Pd e scandaloso primo perchè non si incide essendo in forte minoranza, Secondo una forza che rispecchia la vera tradizione Socialista deve camminare con le proprie gambe, e con le proprie idee eliminando i personalismi e il presapochismi che non portano da nessuna parte.Fare il socialista oggi, a causa di un forte egoismo, e di un consumismo per alcuni senza precedenti forse rimane difficile, in questa grave situazione tendo a sottolineare, che ce bisogno senza se e senza ma di una grande forza che rispecchi in maniera sobria e onesta la grande tradizione di quel socialismo tanto decantato e attuato in ogni sua forma dal GRANDE COMPAGNO SANDRO PERTINI. Dividersi non ha senso, ma cambiare atteggiamento forse e ora nei confronti di crede ancora nel socialismo in ogni sua forma come il sottoscritto, che vuole rivedere ad ogni elezione un simbolo del partito, presentando persone credibili, capaci di interpretare i bisogni di tutti i cittadini altrimenti e meglio restarsene a casa.

  7. Alessandro Bravi says:

    Come non essere d’accordo. Sono socialista, cattolico praticante e di sinistra (perché qualcuno pensa di dirsi socialista anche da altre parti), tesserato Psi da diversi anni e devo dire che Risorgimento Socialista mi piace un sacco. Avanti allora. Saluti socialisti!

  8. dopo il ’92 i socialisti non si dovevano disperdere in mille rivoli.CRAXI avrebbe dovuto contrastare sistematicamente la perfida tendenza allo sparpagliamento .
    I responsabili di questa assurda inclinazione hanno nome e cognome ,ma per carità di Patria preferisco tacerli ,questo dovrebbe aiutare i dubbiosi a ravvedersi e rifacendosi all’APOLOGO del GRISO mi auguro che vedano nella confluenza dentro il PSI la soluzione più coerente e più costruttiva .

  9. Bruno Morgante says:

    Sono stato sempre fermamente convinto che la più grande debacle per il PSI sia stata la scelta sciagurata di Del Turco di entrare nella coalizione dei progressisti, che ci detestava, tanto che pubblicamente Leoluca Orlando tuonò che non si sarebbe mai seduto con i ladri socialisti. Venne affidata, all’interno della coalizione, la rasppresentanza dei nostri interessi a Occhetto, che nella vulgata socialista era stato il mandante del lancio delle monetine a Craxi, avvenuto subito dopo un suo comizio nella vicina piazza Navona. Chi ebbe la ventura di partecipare alle trattative nelle regioni per fare le liste ebbe conoscenza diretta del disprezzo che si nutriva nei nostri confronti, con pesanti e volgari attacchi di esponenti della cosiddetta società civile, nel silenzio dei rappresentanti dei vari èpartiti della coalizione. Fu un colpo al cuore per il partito. Dopo la grande manifestazione di pochi giorni prima alla fiera di Roma la scelta venne vissuta da molti come la fuga di un gruppo dirigente per salvarsi la famiglia, abbandonando bandiere, storia, strutture di partito. Molti dirigenti lessero la scelta come un via libera ai giudici nei loro confronti e corsero a trovare rifugio, chi a destra, chi con Segni, sotto il patrocinio di Giuliano Amato. Non si seppe affrontare quella sconfitta politica e morale. Iniziò la dispora socialista usata ad arte da tutti gli altri partiti. Il conto che pagavano era la salvezza delle famiglie dei dirigenti al prezzo di una spregiudicata rivendicazione dell’onore socialista garantito dai loro benefattori e della deleggittimazilone degli altri socialisti. I socialisti siamo scomparsi dalle possibili scelte di voto nell’immaginario della gente. Rimasero individualità. Oggi, più di ieri, ci sarebbe bisogno di un forte partito socialista riformista che, insieme a maggiore giustizia sociale, portasse in Italia i valori della rivoluzione liberale. Sono convinto che non può essere l’attuale gruppo dirigente, in qualsiasi posizione o schieramento si collochi, ad essere protagonista di un tale obiettivo. Si dovrebbe essere capaci di una grande convention, preceduta da un ampio dibattito politico culturale, da cui uscire con un manifesto per il partito socialista del XXI secolo da consegnare a un gruppo dirigente eletto da un congresso, di cui non faccano parte gli attuali dirigenti e che si impegna per due legislature a non candidarsi a nessuna carica istituzionale,

  10. Alessandro Bravi says:

    A tirare le monetine c’erano anche tanti della Lega e della destra (forcaiola), basta riguardare le immagini o rivedere i giornali di destra di allora. Anche io sbandai a dx, poi col tempo mi sono ricreduto. Oggi più che mai c’è bisogno di sinistra, di fronte a tante destre ( berlusconiana, leghista, grillina…..e renziana). Benvenga Risorgimento Socialista, spero anche col Psi, che dovrebbe però non appiattirsi più sul Pd. Sarà… Saluti socialisti!

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

You may use these HTML tags and attributes:

<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>