Le istituzioni europee non sono mai state tanto svalutate come in questo momento. Non hanno più credibilità e non riscuotono la fiducia di nessuno se non dai mandanti.

grecia

1.Le guerre si fanno per vincerle.

Tsipras assumerà le dimensioni di un eroe da tragedia greca. Da solo si è opposto a forze enormemente più forti di lui, ha raccolto molte simpatie ma poche alleanze, ha sfidato ciò che nessuno ha mai osato sfidare e che da oggi in poi nessuno avrà più il coraggio di sfidare. Un eroe greco, ma un eroe da tragedia. Tsipras infatti è andato alla guerra senza un piano B, (Putin, la Cina?) è andato alla guerra senza una strategia e senza le armi sufficienti per vincerla. Il referendum è stata la sua arma segreta ma si è dimostrata un boomerang; prima la Merkel contava di vederlo battuto dal voto popolare e quindi costretto a dimettersi. Ma sfortunatamente per lui Tsipras ha stravinto il referendum e la resistenza della Merkel si è trasformata in isterica vendetta, cui è seguita la capitolazione di Tsipras. Vada come vada il voto al Parlamento greco, Tsipras fallisce in una aureola tragica, come un eroe.

2.Il giacobinismo è ambiguo

Il ricorso al referendum da un lato può essere visto come la più alta espressione della democrazia. In Svizzera si ricorre normalmente a questo istituto, ma si può intravvedere una piccola ma sostanziale differenza tra le due consultazioni. In Svizzera si fa il referendum per operare con la democrazia diretta scelte alternative. In Grecia il referendum era oltre che consultivo, soprattutto un’arma politica da utilizzare in sede di trattativa. Il SI avrebbe significato le dimissioni di Tsipras, il NO ha costituito un mandato che Tsipras non ha osservato. Il suo comportamento (diversamente da quello di Varoufakis) è stato incoerente con la risposta referendaria. Il giacobinismo non è in sé vincente, sono rari i casi in cui esso ha successo, più spesso si traduce in sconfitta sonante. Ciò ci induce alla prudenza.

3.Attenti “all’armiamoci e partite”

La prudenza è ancor più necessaria quando si gioca con la vita degli altri. I greci hanno votato e saranno le vittime sacrificali di questa brutta storia. Altro è chi inneggiava al NO sapendo che non ne avrebbe pagato le conseguenze; parlo dei Salvini, dei Grillo (che paradossalmente e strumentalmente interpreta il NO come un NO all’euro, cosa che non è), ma non solo di loro. La prudenza e la cautela sarebbero state più appropriate, o forse era auspicabile un’altra strada.

4.Alleanza e azione comune

L’altra strada che sarebbe stato più opportuno seguire era a mio parere non quella di andare ad Atene a vivere l’estasi della democrazia, ma fare manifestazioni in tutti i paesi europei sotto le sedi dei partiti socialisti o aderenti al PSE per spingere la nostra delegazione a concertare un’azione comune congiunta a Bruxelles. Hollande si è schierato all’ultimo momento, Renzi ha aspettato di vedere che aria tirava. Ben altro se tutti i partiti socialisti o aderenti al PSE si fossero riuniti per un’azione comune che preludesse a una proposta di cambiamento dell’europa da contrapporre al timido documento preparato dalle BCE e dalla commissione. La politica è faticoso studio e approfondimento delle cose per individuare una linea da perseguire ed indicare. Le manifestazioni hanno dei loro insiti limiti.

5.Quale linea per l’Europa

Le istituzioni europee non sono mai state tanto svalutate come in questo momento. Non hanno più credibilità e non riscuotono la fiducia di nessuno se non dai mandanti. E’ tempo di riconoscere che la governance europea ridotta a diarchia zoppa non è più, se mai lo è stata, rappresentativa del popolo europeo. L’unico rappresentante è il Parlamento e tale ruolo deve essergli conferito modificando a fondo l’attuale formula diarco-plutocratica.

Ma non è poi detto che in Parlamento i socialisti abbiano la maggioranza.

6.Quale europa?

C’è una contraddizione tra l’obiettivo degli Stati Uniti d’Europa e la rivendicazione di una sovranità nazionale specie in campo monetario.  Le due cose non possono coesistere e a mio parere sacrifico volentieri la sovranità ma per una Europa degna di questo nome. Parliamo di Foucault ma cerchiamo anche una visione geo-politica che guarda il continente Europa come pari grado del continente Asia e di quello americano. Al momento facciamo un po’ schifo.

RENATO COSTANZO GATTI

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