1. Elezioni anticipate: il tentativo di normalizzare il sistema politico

 

Mattarella, in accordo con il sistema politico, ha scelto di accelerare i tempi di svolgimento delle elezioni politiche, impedendo di fatto a tutte le opposizioni, da quelle di classe, a quelle ostili alle politiche sanitarie, fino ad arrivare a tutto il campo contrario alle scelte di guerra del Paese, di organizzare le loro proposte elettorali, ed andando a cogliere impreparati i 5 stelle, responsabili politicamente della caduta del governo Draghi , proprio quando erano nel mezzo di un difficile ed incerto processo di ridefinizione della loro proposta politica, allora ancora incompiuta.

La forzatura sui tempi elettorali compiuta dal Capo dello Stato, che ha affidato la gestione del voto a un Governo sfiduciato dalle Camere, cosa mai accaduta nella storia repubblicana, ha di fatto reso concreta ed attuale la possibilità che. dall’ esito del voto emergesse una generale normalizzazione del quadro politico, attraverso la definitiva marginalizzazione dei 5 stelle, e la non rappresentanza nel nuovo Parlamento di nessuna delle nuove forze alternative.

Questo obiettivo e’ stato direttamente perseguito attraverso una campagna elettorale in cui il sistema mediatico, espressione degli interessi e dei poteri interni e sovranazionali che costituiscono la intelaiatura portante del sistema liberista e finanziario, ha lavorato direttamente ed esplicitamente a questo fine, divenendo esso stesso soggetto attivo e predominante del dibattito elettorale, nella certezza che le ipotesi, solo apparentemente alternative, di un’affermazione diretta del centrodestra, di una situazione di stallo con un centrosinistra “ripulito“ o di un forte risultato del terzo polo, avrebbero comunque garantito la piena continuità all’attuazione dell’agenda su cui Draghi aveva impostato il suo governo commissariale, perorato e sostenuto dall’intero sistema geopolitico euro-atlantico, dal sistema finanziario e monetario sovranazionale articolato sull‘asse FED –BCE, dal capitale multinazionale, dalle autorità di Bruxelles e dal padronato nazionale ansioso di liberarsi anche dai pochi vincoli ancora sopravvissuti nei rapporti di lavoro.

 

 

2. La nostra scelta per Unione Popolare e il risultato delle elezioni

 

Noi del RISORGIMENTO SOCIALISTA dopo aver lavorato fino all‘ultimo per costruire un fronte ampio di resistenza costituzionale, per il Lavoro, per La Pace e per la Costituzione tra Unione Popolare, Italia Sovrana e Popolare ed i 5stelle di Conte ed anche con Sinistra Italiana qualora avesse voluto dar seguito al voto contro l’invio delle armi all’Ucraina, abbiamo deciso di sostenere, in una logica totalmente difensiva, le Liste di Unione Popolare, pur senza essere divenuti parte dei processi decisionali di questa lista, perché abbiamo ritenuto che comunque, di fronte al fallimento del nostro tentativo unitario, UP rappresentasse comunque la forza che più direttamente richiamava un progetto politico a noi comune secondo lo schema seguito in Francia dalla sinistra politica e sindacale.

Le opposizioni antisistema penalizzate dalle divisioni che avevamo stigmatizzato, come prevedevamo, hanno comunque ottenuto risultati inferiori alla soglia di rappresentanza, nonostante abbiano raccolto, nelle loro diverse coniugazioni politiche e programmatiche, una percentuale complessiva attorno al 3 %, quindi doppia rispetto a quanto ottenuto complessivamente nel 2018, con UP che ha ottenuto un risultato di entità politica simile a PAP nel 2018, pur senza aver sofferto lo stesso totale ostracismo mediatico.


Il risultato elettorale, caratterizzato da un risultato inaspettato dei 5 stelle, notevolissimo nel Mezzogiorno, ha però fatto saltare il disegno di normalizzazione politica complessiva, perché il centrodestra è uscito vincitore solo per le forzature democratiche del sistema elettorale, con un voto popolare inferiore al suo zoccolo tradizionale e minoritario nel corpo elettorale, il terzo polo non ha ottenuto un risultato che lo accreditasse come forza di ricatto parlamentare e il PD e’ uscito ridimensionato in tutte le regioni o addirittura distrutto nel sud dalla formidabile tenuta dei 5 stelle, così perdendo la sua centralità nel sistema politico, al punto di non essere più nelle condizioni politiche di poter reggere in futuro il consueto mandato teso all’unità nazionale con finalità commissariali e stabilizzatrici del sistema, costretto d’ora in poi a misurarsi con l’opposizione dei 5Stelle e con un Sindacato che potrebbe trovare una nuova sponda politica.

Il governo di destra si è quindi costituito mantenendo lo stesso asse di indirizzo programmatico del governo Draghi, a garanzia dei poteri forti interni ed esterni.

La linea di continuità è mantenuta pur avendo di fronte un quadro sociale ed economico ancora più grave del 2021, a causa dell’impatto frontale causato dalle conseguenze delle politiche di guerra condotte dalla Nato e dagli USA, con notevole aggravamento in termini di inflazione e di costi delle materie prime. Con una recessione indotta dalla crisi del commercio internazionale e dei processi produttivi, direttamente ad esso correlate, che vanno ad aggravare la situazione di crisi strutturale dei meccanismi di crescita, già in atto a causa delle politiche liberista della crisi finanziaria e bancaria del 2008.

La Destra al governo, in piena assonanza con Draghi, garantisce al sistema un’assoluta continuità di gestione, godendo comunque di un supporto di riserva dei centristi, utile eventualmente a colmare eventuali problemi interni al centrodestra o a tamponare eventuali sue contraddizioni interne sul terreno del rispetto delle compatibilità finanziarie e programmatiche con i diktat di Bruxelles e delle cogenti necessità del sistema finanziario e monetario internazionale. 

3. Un nuovo scenario politico e i nostri compiti

Analizzando il fallimento del progetto politico che il Sistema ha perseguito in queste elezioni e dall’esame del nuovo quadro scaturito dopo il voto, nasce la riflessione sui compiti politici del RISORGIMENTO SOCIALISTA di fronte alla crisi strutturale del sistema liberista euro atlantico e all’aggravarsi del quadro internazionale prodotto dalle scelte politiche e militari della Nato e degli USA che stanno schiacciando economicamente e politicamente i tre grandi paesi europei – Francia, Germania e Italia – che avevano fondato le loro aspettative di crescita sul rapporto economico e commerciale di export, scambio, investimento e approvvigionamento con Russia e Cina.

Dobbiamo comprendere e ragionare, in particolare, su come il nuovo quadro politico scaturito dal voto potrà interagire con il nostro obiettivo di fondo.

Costruire un grande Fronte di alleanze politiche e sociali fondato sulla centralità della difesa del lavoro e delle politiche di pace.

Al fine di contrastare la deriva autoritaria che le classi dirigenti impongono alla popolazione per governare la crisi, ormai irreversibile, dei processi di crescita del modello di sviluppo liberista. E per tentare di tenere sotto controllo le conseguenze sociali della china inflattiva e recessiva imposta come strada obbligata per tentare di gestire la crisi devastante dell’ intero sistema finanziario occidentale e del suo sistema monetario.

Appare impellente la costruzione di un’iniziativa di massa per fermare la guerra. Sconfiggere il disegno atlantista di alimentarla per ricompattare su un terreno autoritario e tecnocratico, meglio gestibile del capitale multinazionale e dal sistema finanziario, di fronte ad una crisi di crescita irreversibile, tutto il sistema sociale politico ed istituzionale delle grandi democrazie europee

4. Il ruolo del Movimento 5 Stelle


Il Movimento 5 Stelle, e’ riuscito in questa campagna elettorale a risolvere in positivo la grave crisi che lo ha attraversato durante tutta la fase del suo sostegno forzato al governo Draghi, successivo alle sue due esperienze di governo. Empasse causata dalla inconciliabilità tra le sue originarie contraddizioni con il conseguente compimento di rilevanti errori di indirizzo politico compiuti nel corso della Legislatura. Nella quale comunque è stato oggetto di un continuo e sistematico attacco da parte dell’intero quadro politico e del sistema dei poteri forti, a causa della sua autonomia nelle scelte di governo sui rapporti internazionali.

Il 5 Stelle è riuscito, nello scontro elettorale, a ridefinirsi, in modo sufficientemente compiuto e credibile, come formazione politica populista democratica e progressista, con un’impronta neo-rooseveltiana. Pur senza affrontare il nodo decisivo delle politiche industriali pubbliche e del recupero di capacità di spesa autonoma dello Stato, in esercizio di piena sovranità costituzionale rispetto ai vincoli dei trattati, ha comunque lanciato un segnale piuttosto netto ed esplicito a protezione delle fasce più deboli del Paese, del mondo del lavoro e del Mezzogiorno in particolare.

Richiamando, nel suo messaggio, un impianto etico/sociale affine a quello di una forza popolare/democratica di ispirazione cristiano sociale. Assumendo un’impostazione politica complessiva di garanzia dell’impianto costituzionale, tanto da impegnarsi, negli ultimi giorni di campagna elettorale, per una scelta marcata d’ispirazione pacifista e per la sospensione dell’invio di armi all’Ucraina. A rafforzare l’atteggiamento critico, seppur più timido, assunto fino all’uscita del Governo Draghi.

La tenuta elettorale dei 5Stelle, consolidata su una linea di difesa delle fasce sociali più deboli e su una serie di proposte corrette in materia di lavoro – dalla riduzione dell’ orario di lavoro a parità di salario, al salario minimo garantito a 9 euro o la riduzione della fattispecie del tempo determinato a eccezione motivata e straordinaria rispetto alla regola generale del tempo indeterminato – costituisce un fatto politico importante. Che ha consentito di individuare nuovamente, sotto il profilo della oggettiva scelta elettorale di una parte non piccola del Paese, un voto di classe.

Parte del Paese che ha risposto in modo esplicito e diretto, seppur ancora priva di una consapevole “coscienza di classe” propria della storia e della cultura del movimento dei lavoratori.

Resistenza di tipo populista ma con chiari segni di domanda democratica per restituire rappresentanza politica oggettiva alle classi subalterne. .

Questa evoluzione a sinistra dei 5Stelle e la natura sociale del loro consenso, hanno modificato notevolmente il precedente quadro politico, nel quale il PD – governato da un’impostazione liberista di principio e da una assoluta e consapevole subalternità alle logiche del sistema finanziario, di mercato e imprenditoriale; genuflesso al sistema di governo sovranazionale imposto dal sistema normativo e monetario costruito sui trattati di Maastricht e Lisbona – ha distrutto sistematicamente ogni forma di soggettività autonoma del mondo del lavoro

I nuovi 5 Stelle, per tali ragioni, divengono nei fatti un interlocutore politico importante per tutti coloro che vogliono ricostruire, a livello popolare, una sinistra di classe antiliberista ed anticapitalista, in grado di far uscire dall’isolamento la sinistra alternativa.

Nell’ottica di una nuova larga alleanza costituzionale e popolare, potenzialmente in grado di dare una sponda politica di riferimento a tutto il sindacato. In un quadro di ripresa della conflittualità e in una prospettiva politica di cambiamento del modello sociale esistente sui tre temi chiave delle politiche del lavoro, delle politiche industriali pubbliche e del recupero di un autonomo ruolo internazionale del Paese. Per ricostruire dalle fondamenta una nuova e cosciente rappresentanza di classe a livello di massa.

5. Un fronte del lavoro

Il compito politico del RISORGIMENTO SOCIALISTA diviene quindi quello di lavorare per unire in un unico fronte la sinistra di classe, la sinistra patriottica e costituzionale, ed il populismo di sinistra, per costruire un nuovo fronte del lavoro e del Socialismo, in grado di dare un’alternativa di modello e di direzione politica al Paese.

In un quadro politico, caratterizzato dalla fine del PD come partito di sistema e dall’affermazione elettorale di un governo liberista ed atlantico di destra nel pieno della crisi economica provocata dal sistema liberista occidentale e oggi ancor più aggravata da dinamiche recessive e inflattive, dal divampare di una guerra attraverso cui la Nato e gli USA puntano ad irreggimentare l’Europa in uno stato di subalternità irreversibile per regolare i conti con Russia, Cina e con tutta la realtà dei grandi paesi estrattori e produttori mondiali sovrani e indipendenti. .

Il progetto di ricostruzione di un nuovo fronte Democratico e Riformatore può quindi divenire una prospettiva molto più realistica se si riuscirà a costruire una forza in grado di interagire, in termini di alleanza con la novità politica che i 5 stelle hanno scelto di rappresentare in rottura netta con il PD, e in contrapposizione frontale al centrodestra una rottura degli equilibri del Sistema che ha gestito tutta la Seconda Repubblica.

Apparato chiuso e simmetrico tra centrodestra e centrosinistranella eguale e speculare amministrazione delle scelte liberiste, nella distruzione della costituzione materiale del Paese e della sua sovranità e nel rifiuto di qualsiasi autonomo ruolo dello stesso nei rapporti internazionali.

Questo mutamento del quadro politico italiano può e deve essere utilizzato da una forza consistente di cultura marxista che abbia una sufficiente rappresentanza di classe, che deve poter essere in grado di incalzare, sollecitare e utilizzare in positivo tutto il potenziale politico che i 5 stelle sono riusciti a costruire in questa fase con il loro risultato elettorale, figlio della loro nuova impostazione. .

Appare evidente che le due realtà politiche, quella del nostro campo da ristrutturare e ricostruire e quella dei 5 Stelle da ancorare in modo stabile ed irreversibile ai contenuti nuovi della loro svolta politica, devono essere alleate per andare a costruire in parallelo un vero fronte politico Popolare, Laburista e Costituzionale. E questo obbiettivo deve divenire il nuovo quadro progettuale e politico di riferimento per una Sinistra di Classe che vuole rendere realistica un alternativa di modello sociale. Per i Socialisti Antiliberisti e Costituzionali in particolare come forza trainante di questo processo .


6. Il ruolo di Unione Popolare


L’esperienza di UP, diretta erede della precedente esperienza di PAP, non essendo in grado di risolvere in via diretta ed esclusiva il nodo della ricostruzione di una sinistra alternativa di massa, nonostante abbia mostrato una disponibilità unitaria di fondo – ragione della nostra adesione in campagna elettorale pur non essendo parte dei processi decisionali interni – deve quindi essere vissuta necessariamente come momento ed elemento attivo, inclusivo e aperto, di una più ampia riaggregazione unitaria di una sinistra di impostazione marxista e di classe, attorno al profilo programmatico tracciato dal campo del Socialismo di Sinistra di cui Mélenchon, Lafontaine, Corbyn, Costa rappresentano i principali riferimenti in Europa, e che rappresentano tradizionalmente l’intelaiatura politica del RISORGIMENTO SOCIALISTA. .

Noi riteniamo di impegnare in modo autonomo il RISORGIMENTO SOCIALISTA nella realizzazione di questo nuovo processo unitario di natura Costituente e Federativo, indispensabile alla stessa sopravvivenza di una sinistra di classe nel nostro paese. Che deve avere come riferimento di lavoro un campo di interlocutori politici, sociali e sindacali su cui lavorare senza scomuniche e forzature polemiche, più ampio del tradizionale campo di forze che hanno caratterizzato finora le liste della sinistra radicale, e le forze del solo sindacalismo di base.

La trasformazione del quadro politico e la necessità vitale di costruire un fronte ampio contro la guerra e contro le forze di sistema che intendono alimentarla, ci può consentire di allargare, sempre in una moderna logica di classe, il perimetro delle forze della sinistra di opposizione alle forze del Sovranismo Costituzionale di Sinistra, ai movimenti di contestazione articolata ed equilibrata delle politiche sanitarie (come la parte di ISP che lega il sovranismo ad una visione di classe o come Alternativa di Cabras) e a quelle articolate e residue aree politiche (come Sinistra Italiana) che dal 2008 si sono logorate e divise attorno al nodo del rapporto della alleanza con il PD e che oggi alla luce del nuovo quadro politico che vede la distruzione del centrosinistra, alla luce della loro comune scelta di contrapposizione a Draghi ed alla guerra e all’aggravarsi della crisi strutturale del sistema liberista occidentale, possono essere disponibili a concorrere a questo progetto di ricostruzione di un nuovo fronte unitario della sinistra alternativa , seguendo il tipo di schema politico costruito in Francia dal compagno Melenchon.

Questa nuova, più ampia, equilibrata e unitaria soggettività della Sinistra Antiliberista deve essere capace di lanciare ai 5 Stelle un progetto di Alleanza di Programma che si trasformi in una possibile alleanza operativa, in grado inizialmente di rendere irreversibile la svolta Rooseveltiana dei 5Stelle, evitando ogni suggestione di ritorni a politiche di collaborazione con il PD, e contemporaneamente di offrire a tutto il movimento sindacale, confederale ed autonomo e ai movimenti spontanei di base di classe, primo fra tutti quello lanciato dal collettivo GKN, un grande riferimento politico di massa. Per rendere possibile una ripresa di una sua capacità di contestazione conflittuale degli assetti sociali, aziendali e strutturali esistenti.


Un fronte articolato di alleanza tra le due aree politiche, cosi rafforzato da una ripresa delle dinamiche sociali e da un nuovo protagonismo del movimento dei Lavoratori, può divenire in una prospettiva non lontana, la base per un futuro progetto di un governo riformatore in grado di avviare l’inversione del modello liberista e di recuperare la sovranità Costituzionale del Paese, riuscendo da subito a misurarsi con la pericolosità di un governo di destra minoritario e appeso alla legittimazione atlantica o al consenso dei poteri finanziari. E alla crisi irreversibile di un PD che ha comunque perso la sua centralità come garante degli equilibri liberisti del sistema.

UP può essere attiva in questo processo di riaggregazione su nuove basi di una forza politica della sinistra antiliberista e costituzionale, solo se modifica se stessa in modo radicale, abbandonando immediatamente ogni forma di leadership personale, e quella antica impostazione egemonica che porta sempre a svalutare un’alleanza federativa di forze attorno ad un programma, in nome di una pretesa di direzionalita’ esclusiva e di un gruppo dirigente politico e/o sindacale autoritenuto “omogeneo e capace”, ma che in realta’ diviene autoescludente .

Solo con questa consapevolezza si potrà superare una marginalità politica e sociale, condivisa da tutte quelle forze che hanno disegnato l’arcipelago politico delineatosi dopo la disgregazione di Rifondazione Comunista.

Questa impostazione esterna aperta ed includente, che sappia articolare un linguaggio attento alle dinamiche di oppressione delle classi subalterne e meno propenso a seguire un’impostazione di costume propria del libertarismo di mercato, porta con se l’assunzione senza tentennamenti di una struttura interna di tipo federativo e rappresentativo di tutte le realtà che vogliono esserne parte, rovesciando ogni forma di analisi ,e conseguentemente di grammatica autoescludente, fondata su una pretesa solitaria e autoreferenziale nell’interpretazione della realtà che porta da tempo a considerare la realtà esterna in termini assoluti e non dialettici, rispetto a cui qualsiasi risposta politica o riflessione sulle alleanze viene vissuta in modo chiuso e acritico, anche quando lo schema di analisi si rivela del tutto inadeguato .


La continuazione del nostro rapporto con UP a livello nazionale , al di là delle esperienze di lavoro territoriale avviate dai nostri compagni, che in essa hanno trovato adeguata rappresentanza e piena legittimazione, e che si misureranno in linea di continuità nelle prossime scadenze di voto amministrativo, deriverà tutta dal modo in cui verrà interpretato e perseguito questo progetto politico di ristrutturazione per la costruzione di questo nuovo fronte di alleanza delle forze del Lavoro, della Pace e della Costituzione che vogliamo porre a fondamento delle elaborazioni e delle scelte di indirizzo del nostro prossimo congresso nazionale.