Il luddismo non fu una reazione irrazionale o violenta alla modernità, ma una delle grandi rivoluzioni mancate della storia. Un tentativo lucido e consapevole di opporsi all’irruzione della tecnica come forma autonoma di dominio.
Nel suo saggio, Pier Paolo Caserta affronta in parallelo il nodo della rappresentazione del luddismo e quello del significato della tecnica nella cultura contemporanea. Due questioni intrecciate, troppo spesso banalizzate o distorte, che oggi tornano centrali nel pieno della cosiddetta “quarta rivoluzione industriale”.
L’autore smonta la visione comune che bolla i luddisti come “nemici del progresso”. Mostra invece come la loro protesta esprimesse una critica radicale, e oggi più che mai attuale, all’uso totalizzante e disumanizzante della tecnica, intesa non come semplice strumento neutro, ma come potere sociale autonomo, che plasma rapporti, produce gerarchie e sopprime alternative.
La ricostruzione storica del luddismo, non pregiudiziale e non ridotta a folklore, si accompagna a una profonda riflessione filosofica:
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Come viene costruita l’idea di “progresso”?
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Perché ogni critica alla tecnica viene marginalizzata?
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Quali sono le ricadute politiche e culturali dell’egemonia tecnocratica?
“Distruttori di macchine” è un invito a pensare criticamente l’epoca in cui viviamo, a recuperare lo spirito di resistenza dei luddisti come gesto di libertà e di rottura rispetto a un sistema che idolatra l’innovazione e silenzia ogni dissenso.
Un testo indispensabile per chi, oggi, vuole interrogarsi sul rapporto tra tecnologia, potere e giustizia.
Presentazione del volume su Punto Critico Blog: