Con meno di 2.000 euro al mese si è poveri

La domanda più politica che esista è: “Quanto deve guadagnare al mese un cittadino italiano per vivere?” Eppure non sentiamo mai questa domanda.
Andrebbe rivolta ai politici, ai vari opinionisti dei talk show, ai volti noti che dominano il mainstream.
Ma che idea può avere in proposito una persona che di soldi ne guadagna molti di più?
Nessuna, e in ogni caso darebbero risposte retoriche ed evanescenti.

La nostra posizione è invece molto chiara e proviene da un’analisi approfondita dei processi in atto.
Se non si possiede una casa di proprietà il minimo per poter vivere in questo tipo di società è pari a 2.500 euro mensili. In assenza del requisito-casa la cifra sale a 3.500 euro.
Vivere nella società dei consumi nel mondo capitalistico avanzato ha dei parametri evidenti e facili da stabilire.

Sulla base di questa riflessione, Risorgimento Socialista diffonde il documento che segue.
Manifesta in tal modo una posizione inequivocabile sull’urgenza di intervenire sulle politiche del salario per determinare un paradigma esplicito che garantisca le famiglie e i singoli individui.

Documento politico

IL Lavoro ed il Salario devono costituire strutture portanti del nuovo modello sociale.

Valori che devono rappresentare un riferimento solido e definito in grado di contrapporsi alla Società di Mercato fondata sulla precarietà e sulla deindustrializzazione, sul reddito speculativo, sulla terziarizzazione forzata del tessuto produttivo e sociale e sulla finanziarizzazione dell’economia.

Vogliamo ricomporre un ampio schieramento popolare su cui fondare un progetto politico alternativo al modello sociale esistente ed è necessario per questo, ricostruire un orizzonte strategico e compatto. Uno scenario in cui il lavoro sia il fattore sociale ed economico centrale di un progetto di ricomposizione del suo tessuto produttivo.

Tutte le questioni economiche e sociali che riguardano il lavoro devono tornare ad essere variabili indipendenti di una nuova proposta politica.

Un disegno integralmente Costituzionalista e Lavorista, in grado di contestare a monte il modello liberista a trazione finanziaria e ricostruire una capacità di rappresentanza dei ceti popolari e dell’ intero mondo dei salariati, dei precari e dei disoccupati, che costituiscono purtroppo la grande maggioranza della Società civile.

Nello specifico ci riferiamo a:

  • la centralità nei processi di produzione della ricchezza sociale,
  • l’affermazione del livello qualitativo della prestazione
  • la garanzia della stabilità,
  • la sicurezza sui luoghi di lavoro,
  • la rivalutazione salariale.

In particolare è necessario riaffermare come la centralità del salario rappresenti la condizione necessaria per il consolidamento di un vasto processo di re-industrializzazione dell’Italia.

La difesa del salario rappresenta sempre la condizione indispensabile per dare un senso concreto a ogni progetto di ricostruzione della centralità sociale dell’esperienza lavorativa.

Deve essere realizzata una nuova e migliore esperienza lavorativa fino a renderla socialmente consolidata nella sua soggettività. Occorre pertanto lottare per la difesa assoluta del livello salariale e della tutela della sua stabilità nel rapporto.

Deve essere assolutamente chiaro a tutti che salario e stabilità sono due elementi chiave che qualificano la natura reale del modello sociale esistente, assolutamente complementari ed integrati.

Questo rimettere al centro il salario rappresenta, inoltre, un elemento di riequilibrio, che assume, in quanto variabile centrale dei processi di crescita, un valore portante del disegno indispensabile di rifocalizzazione del tessuto produttivo anche sulla domanda interna, che costituisce uno dei punti di attacco al modello della deindustrializzazione liberista e della finanziarizzazione integrale dei rapporti economici e sociali.

Risorgimento Socialista
9 maggio 2024