Civitavecchia verso le Amministrative

Intervista a Cristian Bufi

Da dove nasce la candidatura di Cristian Bufi e perché sarebbe diversa dalle tante che affastelleranno il panorama elettorale delle comunali di Civitavecchia? In che modo Cristian Bufi ha incontrato Risorgimento Socialista?
Parto dalle ultime battute: perché Cristian Bufi e perché il Risorgimento Socialista. Risorgimento in senso e termini gramsciani. Insieme al senso di comunità, di appartenenza, di civismo. Personalmente vedo nel socialismo una formidabile forza di coesione, di possibilità di risveglio e riscatto dalle persone. Ho trovato in Risorgimento Socialista posizioni fuori dal coro comune, lontanissime dal “pensiero adesivo” e delirante che vorrebbe farci bere il mainstream.

Ora vi faccio il quadro di chi sarà a candidarsi: ex assessori pseudoambientalisti sempre presenti nella politica e che si autoproclamano Giovanna D’arco, consiglieri trentennali, ex segretari di partito che da sinistra ti schizzano a destra, vecchi bacucchi usciti fuori dal cilindro senza alcuna conoscenza delle problematiche civitavecchiesi e invece spinti, portati in gloria e poi abbandonati da altri (soliti) geronti. In questo marasma, incertezza e ripetizione di schemi già visti e rivisti, fra lo scegliere l’ombra o la rivolta, assieme ad un gruppo di amici e compagni, si è scelta l’azione.
Non più la passiva contemplazione del consueto carnevale.

La candidatura di Cristian Bufi ha uno slogan importante: “Tutti meritiamo il meglio” …
E’ il socialismo. Ed è anche il titolo di un bel libro che mi è capitato per le mani, a firma Mirjam Masciandaro, che tratta di tematiche sociali. Tutti abbiamo diritti fondamentali, individuali e collettivi, da tutelare. E i soggetti deboli, socialmente e individualmente, vanno protetti e garantiti. I comuni, nell’erogazione di questi servizi, sono in prima fila. Sono “pubblica amministrazione di prossimità”. Chi non ha casa, chi non ha lavoro, chi vive la difficoltà della vita quotidiana perché disabile, in primis si rivolge al sindaco e alle strutture comunali. Che devono dare risposte.

Oggi viviamo in uno schema in cui il cosiddetto “merito” è decaduto a santificazione delle differenze sociali. Un insulto per la democrazia e l’eguaglianza di cui parla la nostra costituzione.
Occorre un riequilibrio.

Quello di Civitavecchia è un territorio martoriato da un punto di vista ambientale. Dopo aver sfruttato ed inquinato il territorio le aziende si ritirano lasciando alle spalle i famosi “cocci” da incollare …
… i cocci da incollare sono belli grossi, a partire da Enel, che uscirà dal carbone lasciando, oltre ad una eredità ambientale disastrosa, anche un grande vuoto lavorativo.  Altro coccio da incollare -chiamiamolo così- è l’ex cementificio, ad oggi fatiscente, ridotto  a rovina, pieno di polveri di cemento e amianto. Un bubbone pronto ad esplodere nel pieno centro cittadino.

Civitavecchia è una città cresciuta sul lavoro: dalle ferrovie, all’Enel, al porto, al cementificio, che ha sostenuto la ricostruzione post bellica e il boom edilizio degli anni ’60 e ’70, allo sviluppo di una pubblica amministrazione di prossimità e alla presenza di grandi installazioni militari. La scuola di guerra non c’è più. Enel si ritira in ossequio alla strategia di carbon exit, il porto non assume più. Il lavoro stenta e la città traballa. Qual è la ricetta di Cristian Bufi?
La dignità del lavoro, non la mera quantità. Le grandi e piccole aziende che vengono da fuori si sono comportate, chi più, chi meno, come avvoltoi. Hanno spremuto il territorio, letteralmente lo hanno succhiato come si fa con una coda alla vaccinara, e sono andate via, lasciando disoccupazione, ferite ambientali sanguinanti e mettendo in ginocchio, nei loro indotti, le aziende locali. Le aziende che vorranno lavorare qui in passato hanno gettato l’osso ai cani. La città è stata violentata in cambio di qualche posto di lavoro precario e pericoloso. Con Bufi e Risorgimento Socialista le aziende che vorranno venire qui saranno passate ai raggi x. La dignità, la salute dei lavoratori e dei cittadini non potrà più essere comprata con pochi spiccioli. Non siamo mendicanti.

Una contraddizione: Ladispoli ha lo stesso numero di abitanti di Civitavecchia. Poco più di 50.000. Eppure la cittadina del litorale non ha tutta la potenza di fuoco di Civitavecchia: non ha il porto, tanto per iniziare. Perché Civitavecchia non riesce a decollare demograficamente al pari di Ladispoli?
Il porto è un’opportunità. Ma fa il porto. E’ uno scalo marittimo e non gli possiamo chiedere di sobbarcarsi lo studio e la pianificazione dello sviluppo dell’intera città. Qui c’è stato un deficit della politica che, pur di dormire sugli allori, ha demandato a Molo Vespucci qualcosa che non gli competeva. Il tessuto imprenditoriale locale non è riuscito, tranne poche eccezioni, ad entrare nell’indotto portuale a causa della impreparazione della nostra classe imprenditoriale. Mancano, inoltre, i capitali che permetterebbero alle nostre imprese di fare il salto di qualità. Il sistema bancario locale non ha una cultura dello sviluppo del territorio, ma naviga a vista. Senza sviluppo economico, che senso avrebbe trasferirsi a Civitavecchia? Come mero dormitorio di Roma è decisamente lontano. Ladispoli invece no.

Una movida scomposta, a tratti molto violenta. Una situazione giovanile legata all’alcool e alle droghe. Molto al di sopra della media nazionale. Perché avviene questo e come uscirne?
Noia. Rassegnazione. Carenza di alternative. Cultura mainstream fatta di cantati con l’autotune. Civitavecchia è una banlieue, ne ripropone gli schemi. E con una classe dirigente che decisamente non è all’altezza. Non parlo solo di politica, ma anche e soprattutto della cosiddetta società civile. Persa nei piccoli interessi familiari, si limita a rinserrare per bene l’uscio di casa, lasciando fuori il degrado sociale ed ambientale. Nell’agio di un ricco salotto si sente appagata e al sicuro, limitando la propria attività all’ossequio coloniale nei confronti dei centri di potere romani che governano davvero la città. Lo sport preferito della nostra classe dirigente è l’inchino, anzi, dirò di più, l’inchino “alla slava” verso la personalità “importante”. Questo mentre la città che loro stessi abitano muore e l’aria che essi stessi respirano diventa veleno.

La cultura è uno dei punti fermi non solo dell’offerta politica di Cristian Bufi, ma anche della sua vita “extrapolitica”. Come la cultura può aiutare Civitavecchia?
Creando comunità. Portando le persone fuori di casa, ad incontrare gli altri e la città. A riscoprire le proprie origini per progettare il futuro. Il mio modello, non lo nego, è Renato Nicolini. Così come lui riuscì, attraverso la cultura, a riportare i romani in strada dopo gli anni di piombo, così vorrei far uscire, attraverso la cultura, Civitavecchia dal medioevo coloniale in cui è stata costretta fino ad oggi da un’egemonia culturale che, dimentica della lezione di Gramsci, si è ridotta a mera occupazione dello spazio, a salotto colmo di salamelecchi e a semplice ossequio al conformismo.

Tre buoni motivi per votare Cristian Bufi quale sindaco di Civitavecchia.
Perché Bufi è Bufi.
Al di là della battuta, io sono una proposta nuova, sorretta da persone per bene che si rifanno ad un quadro ideologico antico e nobile. Come secondo motivo posso dire che non ho bisogno della politica per lavorare. Da solo, senza padri e padrini, sono sempre riuscito a vivere decorosamente comprando più libri che pane. Sono un uomo libero. Come terzo punto: io guardo sempre avanti, mai indietro. Conosco la differenza tra presente, passato e futuro. Traggo ispirazione dal passato, vivo il presente, mi piace guardare oltre la collina che ho davanti. E credo che Civitavecchia non inizi all’uscita Sud dell’autostrada, in prossimità del centro commerciale, né termini a “La Scaglia” [altro centro commerciale a Nord della città N.d.r] ma che abbia le potenzialità per far parte del mondo, invece di rinchiudersi, eternamente, in se stessa.

Ti ho convinto?

Certo, voterò per Risorgimento Socialista e per Cristian Bufi sindaco.
Perfetto!