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di Franco Bartolomei, coordinatore nazionale, Risorgimento Socialista

Il compagno Alberto Benzoni, il nostro presidente, è scomparso. Esprimiamo alle figlie, Elisa e Paola, la nostra partecipazione al dolore per la perdita gravissima che le ha colpite.

Da giorni Alberto versava in condizioni di salute difficilissime. Per questa grave situazione di salute, non aveva potuto partecipare alla nostra Festa Nazionale di dicembre, dove avrebbe dovuto fare l’intervento di apertura e partecipare il giorno seguente al dibattito su Panzieri e Lombardi.

Per Risorgimento Socialista è una perdita gravissima. Alberto Benzoni rappresentava contemporaneamente le nostre radici politiche e culturali e la continuità della nostra storia verso un cammino futuro denso di rischi, pericoli e incertezze, da percorrere sempre rimanendo fedeli ai nostri valori e alla nostra visione del mondo e della società umana.

Non è affatto casuale che Alberto sia stato l’unico dirigente importante del mondo socialista a scegliere di impegnarsi direttamente e personalmente nella ricostruzione di una forza politica, come la nostra, che esplicitamente vuole dare una forma politica attuale e concreta al patrimonio e all’esperienza del Socialismo di Sinistra italiano ed europeo. Ritenendo che il Socialismo, da considerare nuovamente come un obiettivo concreto e reale, sia l’unica risposta possibile alla degenerazione autoritaria, anti-umanistica, bellicista e antropologicamente distruttiva che il sistema liberista ed il capitalismo finanziario — attraverso il sistema di dominio globale costruito dall’imperialismo e attraverso la direzione tecnocratica ed autoritaria dei sistemi sociali — stanno imponendo all’umanità.

La figura di Alberto riveste un ruolo centrale nella mia personale esperienza politica. Conosco Alberto da quando, da ragazzo, lo incontrai nel mio cammino di vita entrando nel PSI quando i golpisti e gli americani ammazzarono il compagno Allende. Non avevo neanche 17 anni, e lui era il vicesindaco di Roma e componente del comitato centrale del PSI; io lo riconobbi come punto di riferimento politico.

Divenni subito lombardiano come lui e come lui mi schierai contro Craxi; appresso a lui rifondammo la Sinistra Socialista al congresso di Torino del 1978, e nel 1979 girai dappertutto con tanti altri compagni per eleggerlo alla Camera dei Deputati contro tutto il gruppo dirigente craxiano e cicchittiano del Lazio. Perdemmo di poco, nonostante la sproporzione delle forze in campo contro cui fummo costretti a scontrarci.

Quando il partito divenne craxiano, nello sbando generale ci siamo divisi e abbiamo seguito strade diverse, tutte e due un po’ fallimentari, perché la vita politica nel partito (nel quale rimanemmo entrambi per testardaggine più che altro) non consentiva uno spazio reale ed effettivo alle nostre impostazioni politiche e culturali, diverse nei riferimenti ma parallele nella visione generale di quello che doveva essere il nostro PSI.

Dopo il crollo della I Repubblica ci siamo via via riavvicinati, fino a costruire insieme al compagno Michele Ferro Risorgimento Socialista, e poi dal 2016 a batterci insieme per farlo vivere e crescere. Lui con la sua argutezza culturale e la sua grandissima disponibilità al dialogo, rafforzata dal suo enorme prestigio politico e personale; ed io con la mia durezza caratteriale e la mia testardaggine, con lui che oramai ci si era abituato e la prendeva bonariamente in giro, come sapeva fare magistralmente.

Avrei da raccontare una marea di episodi, di battaglie, di scontri, di discussioni, dopo quella durissima campagna elettorale alla baionetta del 1979 che decise il corso futuro della vita politica di Alberto… e anche, più in piccolo, il mio.

Di Alberto dico ora poche cose a caldo, che però riassumono un mondo esistenziale e che dimostrano il suo valore. Alberto è stato un socialista libertario un po’ unico nella storia del socialismo italiano, sempre pronto a gettarsi nelle grandi lotte di massa anti-sistema e sempre lucido nel mantenere uno spazio interno critico ed analitico rispetto allo sviluppo degli eventi e delle sue stesse scelte.

La sua enorme cultura storica, unita alla sua grande capacità analitica, lo ha sempre messo nelle condizioni di analizzare con lucidità e compiutezza i processi politici, e di misurarli sempre coerentemente alla luce della sua visione etica, umanistica, democratica ed intransigente al tempo stesso del socialismo.

Alberto godeva per questi motivi di un prestigio immenso all’interno del popolo della sinistra, della mia generazione e di tutte quelle formatesi nella Prima Repubblica. Anche i più giovani che lo hanno conosciuto dopo sono sempre rimasti affascinati dal suo modo e dalla sua capacità di riflessione, e soprattutto dalla sua fedeltà totale, generosa e disinteressata alle grandi idee del socialismo italiano, che lui sapeva rappresentare sempre come il vero codice interpretativo della realtà che ci circonda.

Grazie Alberto, e sempre viva il Socialismo.

 

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