Censura preventiva
Tre cronisti in cella di sicurezza

Esprimo la mia solidarietà e quella di Risorgimento Socialista ad Angela Nittoli, Il Fatto Quotidiano, Massimo Barsoum, Corriere della Sera, e Roberto di Matteo, La7.

Tre operatori della comunicazione fermati dalle forze dell’ordine per un “normale controllo” che, dopo aver accertato le loro identità e credenziali, si è concluso in caserma, in cella di sicurezza, senza avere la possibilità di contattare le proprie testate.

I giornalisti sono stati rilasciati a manifestazione conclusa.

La Federazione Nazionale della Stampa parla di “censura preventiva” e che “è evidente che esiste una linea di intervento per scoraggiare i cronisti dal documentare i blitz di questi attivisti”.

Siamo di fronte ad una palese violazione dell’art. 21 della costituzione, che recita: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”.

La censura invece esiste. Lo Stato mostra il suo lato poco gradevole ed autoritario, adoperando la forza coercitiva di cui dispone.

A fronte di questo, la politica e società civile tutte sembrano inermi. Lo stesso Piantedosi pare in palese imbarazzo, come se non fosse lui a gestire, o comunque ad avere la responsabilità istituzionale di questo rigurgito reazionario, quasi a mostrare l’esistenza di una “autonomia” all’interno della catena di comando.

Non siamo di fronte nemmeno ad una dannazione degli editori, anche perchè se i giornalisti coinvolti fossero stati de “il Tempo” o de “La verità” il loro destino sarebbe stato il medesimo. E le tre testate coinvolte hanno orientamenti molto diversi tra di loro. Il punto è che certe manifestazioni non vanno seguite, nè nominate.

Domanda: a che serve manifestare se nessuno deve sapere che sei in piazza?

 

Mario Michele Pascale

Esecutivo nazionale Risorgimento Socialista

Scrivici per sostenerci, collaborare, iscriverti

[categoryposts]